Il profumo della pizza

Racconto sci-fi.

Alta e morbida come piace a me, con gli alveoli soffici e il bordo che lo sentivi scrocchiare sotto i denti mentre ti si sbriciolava in bocca ancora croccante. La punta si piegava sotto il peso del grumo di salsiccia solo un po’ piccante. Reggevo la fetta tra il pollice e il medio, con l’anulare a sostenere la lieve piega che le mie dita davano alla crosta. Inspirai il profu***. Riavvio del processo. La portai velocemente tra le labbra, la mia lingua combatté un’impietosa battaglia contro un filo di mozzarella sempre più sottile che rischiava di attaccarsi al mio mento. Cercai di non farmi notare mentre mi aiutavo con le dita a infilare in bocca il filetto ribelle, con un movimento che voleva essere fulmineo.

Alzai gli occhi per controllare che nessuno stesse assistendo al mio piccolo momento di lasciva vittoria e incrociai lo sguardo di Chiara. Ecco, lo sapevo, proprio in quell’attimo doveva guardarmi! Quando tento di attirare la sua attenzione non mi si fila di pezza, la stronza! Macché stronza, aveva un sorriso così carino! O sarà stato un ghigno di biasimo? Avrà pensato che sono uno sbrodolone, mangio sputacchiando e forse scoreggio pure in macchina. Ma no, era solo la mia impressione. In realtà non stava neanche osservando me, tanto per cambiare.

Seguendo il suo sguardo mi accorsi che sorrideva all’Iphone X della mia vicina di posto, Camilla. Chiara credeva che stesse facendo una foto a lei, ma in quel preciso istante sullo schermo da 5,8 pollici vidi l’immagine di Camilla che scattava un selfie alla risoluzione di 2436×1125 pixel.

Ero consapevole che nel giro di pochi minuti la mia bocca aperta nell’atto di infilarci dentro il formaggio sarebbe stata spiattellata su Instagram. La mia aria da ebete sorpreso dalla fotocamera avrebbe fatto da sfondo a una Camilla supertruccata e supersorridente, con un filtro antirughe da fare invidia a Stefany Forrester.

 

“La politica di austerity sta dando i suoi risultati. Abbassati gli stipendi dei parlamentari del 4,3%, ridotte le pensioni d’oro e diminuito il numero di segretari per ciascun senatore. Il risparmio totale per lo Stato è di 2,78 milioni di euro e si calcola che aumenterà del 13% nei prossimi due anni, grazie alla proposta di legge 565/19”. Metto un pollice su col mio profilo Facebook. Commento prima che spuntino le solite critiche sul fatto che con il ricorso questi politici riavranno quanto detratto, più gli interessi; con relative spese aggiuntive per le casse dello Stato. Il gesto è fatto, deve passare il messaggio che i tempi stanno cambiando. È finita la pacchia! Ecco, è questo il concetto che influenzerà i commentatori successivi. Sento la necessità impellente di metterlo nero su bianco su tutti i social. Inserisco un paio di ashtag, retwitto, pubblico, condivido.

 

Secondo l’articolo pubblicato ieri su Facebook “La pizza crea felicità. Lo dice la scienza”, scienziati americani hanno dimostrato che il picco di felicità non avviene all’arrivo della pizza, né al primo morso, ma già quando le pizze sono in forno e nell’ambiente si sprigiona il suo profumo inebriante. “Sarà che, come ha detto qualcuno, l’attesa del piacere è essa stessa piacere?” si chiedeva l’autore del pezzo, incapace di sostituire con un minimo di ricerca su Google il nome di G.E. Lessing all’epiteto “qualcuno”. Altro che esperimenti! Se l’avessero chiesto a me, io l’avrei detto subito che la parte migliore è l’odore dell’impasto ben cotto, con quella componente che sa un po’ di bruciacchiato, tipica del forno a legna.

Della pizzata di venerdì sera all’Altrapizza ho un ricordo preciso di ogni particolare. Mi succede soprattutto quando nel gruppo c’è Camilla che immortala ogni nanosecondo di ciò che facciamo e lo posta su tutti i social. Pensa se non ho registrato con precisione anche il ricordo del profu***. Riavvio del processo.

Insieme alle foto della pizza, del locale e di lei e Chiara abbracciate, Camilla ha postato un video di Filippo che raccontava a mo’ di barzelletta una delle solite pseudo-notizie che diventano virali quando le condivide Mr. Evil, quel blogger sarcastico da duecentomila follower.

Nel video, Filippo parla della festa più twittata del momento. Il mega party a tema cibo sano che Sabrina K., la fashion blogger famosa per aver sposato quell’attore per cui sbava Chiara, ha organizzato nella loro megavilla. Con la diretta Facebook di sedicenti influencer che volevano dimostrare di esserci, la festa chic si era trasformata in breve in una volgare baldoria a suon di lanci di lattuga e banane usate per mimare scherzosamente la penetrazione delle ciambelle glassate, messe lì a rappresentare il deprecabile junk food.

 

“Altro che Mc. Donald’s!” è il commento semplice ed efficace del leader del partito, che accompagna l’immagine di un piatto di carbonara fumante. Mi viene l’acquolina in bocca solo a vederlo. Italia, famiglia. Sono le parole che mi sorgono spontanee. Devo inserirle nel mio commento. Accidenti, già diciassette commenti prima di me. Sono stato un po’ lento. Che? Cosa mi tocca leggere! Dicono che la carbonara si fa col pecorino romano e il guanciale, non con pancetta e parmigiano. Che importa? È un simbolo dell’italianità, come la pizza. Al governo devono starci dei veri italiani, che mangiano il cibo della tradizione e difendono la nostra identità, il resto sono sciocchezze. Terremoto, terremoto… che c’entra in questi commenti il terremoto? Patria, ecco la parola chiave. Inserisco #patria, #italia e #famiglia. E anche questa è fatta.

 

La storia della festa, corredata di foto di gente ubriaca intenta a spargere cibo ovunque, aveva fatto il giro del web in tempo record. Il giorno dopo l’attore, in lacrime, si era scusato con i follower per la degenerazione dell’evento. L’immagine antieducativa che aveva dato quello spreco di cibo, a suo dire, era opposta alla loro intenzione di sensibilizzare al consumo di cibo salutare e sostenibile.

Mentre Filippo mostrava la foto dell’attore che, con le mani impregnate di succo di barbabietola effetto Psyco, rincorreva una showgirl da poche migliaia di follower, io tornai ad assaporare la mia patate e salsiccia.

Come si fa ad accontentarsi di una margherita o di una pizza alle verdure, quando puoi avere una simile goduria? Le patate al forno, con quel tocco di rosmarino, rilasciavano sotto il mio naso un profu***. Riavvio del processo.

 

“Notte di paura in Toscana e il Politico pensa alla carbonara. Il terremoto che ha fatto tremare tutto il centro nord ha causato 2 morti e 13 feriti. È polemica sui social contro il Politico che questa mattina ha pubblicato l’immagine di un piatto di pasta. Secondo le accuse mosse dal popolo della rete, avrebbe dovuto occuparsi del problema piuttosto che pensare a mangiare. Di seguito gli screenshot degli interventi più critici.” Gli incidenti, i morti ammazzati, i fatti di cronaca terribili succedono continuamente, se il leader dovesse occuparsi ogni volta di tutte queste faccende, non avrebbe più una vita. Questo post lo ignoro.

 

Sono passate quasi ventiquattro ore e ancora sui social non si parla d’altro che del blackout contemporaneo di Facebook, Instagram e WhatsApp. In quel momento c’era mezzo mondo collegato su Twitter in mancanza degli altri tre social e i tweet si alternavano tra quelli che si lamentavano per l’assurdità della situazione e quelli che prendevano in giro chi era approdato su Twitter per lamentarsene.

Oggi fanno tutti i superiori, come se non fossero stati loro a riempire le nostre bacheche di post da drogati in astinenza da social. Alcuni fanno ironia sul fatto che siano stati concepiti più figli questa notte che in tutto il mese, altri ipotizzano addirittura un esperimento sociale.

Beh? Che c’è di strano? Anch’io mi sono concentrato nel leggere tutti quei tweet, commento per commento, cuoricino per cuoricino; mi sono goduto “i Pin che potrebbero interessarti”, come dice l’email che ricevo periodicamente da Pinterest; ho controllato le descrizioni delle aziende nelle cui ricerche su LinkedIn è comparso il mio account; ho guardato foto su Flickr, disegni su DeviantArt e ho anche ascoltato musica su Youtube.

D’accordo, io faccio sempre queste cose, ma in quel momento la mia attenzione era meno diluita. Ero più presente e veloce nello sfogliare pagine, seguire link, analizzare tagboard. Per tutto il tempo in cui i tre social sono rimasti offline, però, c’era qualcosa che non andava. Sentivo un vuoto dentro, una mancanza d’informazioni e di ricordi. Era come se qualcosa avesse interrotto i miei pensieri, si fosse frammezzato tra me e la pizza, più precisamente tra me e il profu***. Riavvio del processo.

Scorro la home di Instagram, scrollo foto su foto e… toh! Eccola qua la foto di Camilla. La mia faccia sembra quella del meme di Nicolas Cage con la bocca aperta e gli occhi sbarrati che secondo Google è tratta dal film “Stress da vampiro”; con la differenza che dalla mia lingua penzola un brandello di mozzarella. Almeno Camilla ha avuto la decenza di non taggarmi.

Leggiamo un po’ il suo commento. “Serata fantastica tra amici. A quando la prossima pizzata da #Altrapizza? Solo lì l’impasto è morbido e la crosta croccante. Il suo profu”.

Tutto qui? Ah, non l’ha pubblicato ieri sera, ma stamattina alle h9.16. Ieri sera Instagram è andato down, forse proprio mentre Camilla condivideva la foto, e il commento le sarà rimasto a metà per quello.

 

“Panico sulla SS36, dove un arabo preparava una carica esplosiva per far saltare in aria il tunnel lungo 3 Km. Alcuni automobilisti, allertati dal comportamento anomalo dello straniero, hanno contattato le forze dell’ordine. Intervenuti tempestivamente, i carabinieri hanno arrestato il sospetto. Si attendono gli sviluppi dell’interrogatorio.” L’immagine sfocata dell’extracomunitario che scappa con il pacco bomba dice tutto. Eccoli, i poveracci che chiedono asilo umanitario e poi vogliono farci esplodere. E tutti i buonisti ancora a difenderli! Arrivano sui barconi, poverini! Se li infilassero a casa loro, dico io! Anzi, sai che c’è? #tuttiacasa, ecco l’ashtag giusto. Ognuno nel suo Paese, che noi abbiamo già i nostri di problemi.

 

Il balloon verde di WhatsApp che s’illumina proprio accanto all’uccellino celeste, mi avverte che è arrivato un messaggio. Magari è Chiara.

  • Ciao Carlo. Che stavi facendo? ✔✔

Mia mamma. Che palle, ora attacca con la ramanzina. Che faccio, la ignoro? Tanto vede le spunte blu. Non mi darà tregua per tutto il giorno.

–    Lavoro online.            ✔✔

  • Sì, lavoro, adesso si chiama così… guarda che lo seguo il tuo profilo fb. ✔✔

–    Mamma, hai la capacità straordinaria di disturbarmi quando sono più concentrato. – Emoticon della faccina seccata.              ✔✔

 

Mi è saltato il link. Ctrl/z. Rieccolo. Questa del bombarolo la posto sul blog così com’è, col link al sito del giornale. Invio. Condivido. Taggo il solito influencer, tanto lo so che lui la retwitta. Twitto e… fatto.

 

–    Quindi che volevi?     ✔✔

  • Niente, ho visto le tue foto online… ✔✔

Mamma sta scrivendo…

  • Te li bruci così i 100€ che ti do per la settimana? Pizzeria, feste, discoteche. ✔✔
  • E che altro? Ti fai di erbe? ✔✔

Screenshot acquisito. Salva in Galleria.

Questa la pubblico sul gruppo “Mamme che scrivono su WhatsApp”.

–    Sì, salvia e menta piperita… Semmai erba! E comunque no.           ✔✔

–    E che cavolo, mamma! Era solo una pizza! Ci vediamo una volta la settimana con i ragazzi. Vabbè, se hai chiamato per questo…  ✔✔

  • No, è che mi preoccupo per te. ✔✔

Mamma sta scrivendo…

Mamma sta scrivendo…

Mamma sta scrivendo…

Ce la farà a finire una frase? Aspetto fiducioso.

 

Intanto il blogger ha retwittato il mio link. Metto il cuoricino e vado a controllare Facebook. Sei pollici su. Pochini.

 

  • Stai studiando per la sessione di febbraio? Che esami hai? Non mi dici mai niente! ✔✔

Tutt’in una volta arriva. Calcolo integrale, Sistemi operativi, Basi di dati. Tutto insieme. Le stringhe del progetto sulla triangolazione, le nozioni di Analisi, le date degli esami, la paura, la sensazione di non farcela. L’ansia.

– Grazie, mamma, per una volta che non ci stavo pensando! Emoticon della faccina seccata col gocciolone in fronte.                        ✔✔

  • Se serve a farti studiare, non c’è di che!     ✔✔

– Vabbè, Ma’. Ho capito. È stato un piacere sentirti.     ✔

Chiudo la chat prima di veder comparire la seconda spunta. FanXXXo!

Ripasso mentalmente: 6 febbraio scritto di Analisi I e 21 febbraio consegna del progetto. Perfetto. Sono nella mXXXa.

 

Un nuovo video è stato pubblicato sull’account di quell’opinionista sinistroide radical chic. Vediamo di che si tratta. Il leader posa davanti alle telecamere facendo due piegamenti sulle braccia e poi si riposa. Ma che avranno tanto da ridere con tutte queste faccine? Che ignoranti! Si chiama comunicazione politica: la faceva Obama, la fa anche il nostro leader, embè? L’importante non sono i muscoli, è il messaggio che arriva alla gente. Mens sana in corpore sano: lo dicevano gli antichi romani!

 

Leggo le stringhe del mio progetto una dopo l’altra. Il linguaggio di programmazione scorre fluido nella mente come se fosse la mia lingua madre. Ecco, qui è dove mi sono impantanato l’altra volta. Mi si erano ingarbugliati i pensieri per chissà quale ragione. Che strano, eppure la triangolazione è una sciocchezza.

È successo venerdì sera, me lo ricordo perfettamente. Stavo seduto alla mia scrivania a lavorare al progetto quando il blackout dei social… ma se stavo lavorando al programma cosa c’entrano Facebook e gli altri? Beh sì, lo dico sempre che sono multitasking; faccio tante cose contemporaneamente, magari stavo scrivendo il codice mentre buttavo l’occhio su WhatsApp per controllare se Chiara… un attimo: venerdì sera ero in pizzeria con i ragazzi, Chiara era seduta proprio davanti a me. È stato mentre ero lì che il blackout ha impedito a Camilla di postare la foto della mia faccia ridicola con la pizza in bocca. È come se fossi in due posti contempora***. Errore. Riavvio dei processi.

È facile risolvere l’inghippo. Sposto queste stringhe, aggiungo un passaggio. Fatto. Vediamo se il programma gira e… ERRORE. Scritto proprio così: maiuscolo. Non lo sa questo simulatore che l’uso del maiuscolo equivale a urlare? Errore? Sta scherzando, vero? Ho controllato ogni singolo carattere di ogni singola stringa. Te lo devo far girare io il programmino, simulatore di mXXXa?

Tie’, stupido programmino in dotazione gratuita agli studenti universitari, lo faccio io, guarda! Avvio. Errore. Riavvio dei processi.

Tie’, stupido programmino in dotazione gratuita agli studenti universitari, lo faccio io, guarda! Avvio. Errore. Riavvio dei processi.

Tie’, stupido programmino in dotazione gratuita agli studenti universitari, lo faccio io, guarda! Avvio. Errore. Riavvio dei processi.

 

“In merito alla recente notizia condivisa sui social dal capo del partito al governo, pare che si trattasse di una fake news. Nell’articolo si parla di un non meglio specificato ‘arabo’ intento a preparare dell’esplosivo. In realtà si trattava del salentino Maurizio Coppa, agricoltore della zona, che bruciava la sterpaglia tra la strada statale e il campo di sua proprietà. Forse identificato come uno straniero per via del foulard che si era sistemato sulla testa per proteggersi dal sole, l’uomo era intento sì in un’operazione illegale (reato di incendio colposo), ma non certo delle dimensioni e del carattere descritto tendenziosamente dall’articolo in questione. Inoltre la notizia era corredata da un’immagine non pertinente, risalente a un attacco terroristico avvenuto nel 2014 a Lisbona” Eh, sì, difendiamoli pure questi terroristi clandestini! Il leader ha usato un’immagine non pertinente: e se anche fosse? Stavolta può essere andata così, ma vogliamo chiudere gli occhi davanti a tutti questi jihadisti vari che s’infilano a casa nostra per ammazzarci tutti? Sì, questo è il commento da inserire e condividere.

 

Mi sento rinato. Mi sembrava di essere andato in loop. Era come se, per quanto cercassi di far funzionare il programma di triangolazione, mi bloccavo e ricominciavo sempre dallo stesso punto. A volte mi succede, sarà lo stress degli esami, Chiara che non mi si fila, le cose che succedono in luoghi diversi contemporaneamente. E poi c’è stata quella serata all’Altrapizza, con il profu***. Riavvio. Il profu***. Riavvio. Il profu***. Riavvio.

È successo di nuovo. Qualcosa non va. Non può essere normale. Sto impazzendo? Sento il bisogno di distrarmi. Musica, ecco cosa ci vuole.

Avvio l’app di Youtube, digito automaticamente la parola “Queen”, ultimamente si leggono un sacco di post su Freddie Mercury. Inizio ad ascoltare Bohemian raphsody e alle prime note la mia mente vaga già tra i vari titoli collegati a questo. I soliti pezzi stranoti e poi… è appena uscito il film su Freddie Mercury, devo vedere il trailer! Ci clicco su. Mmm. Boh, non so cosa pensare. Il film non l‘ho visto. Il trailer non dice niente. Ecco una videorecensione. Clicco e la guardo. Lo youtuber è molto critico sul film, trova varie incongruenze e sostiene che la banalità regni sovrana in un biopic in cui ci si attenderebbe tutto tranne che del moralismo.

Concordo: gli altri membri dei Queen sono dipinti come bravi padri di famiglia che tentano di portare Freddie sulla retta via…

No, aspetta, io non ho visto il film. Come mai ne ho un’opinione così precisa? E che coincide esattamente con quella del tizio che ha fatto il video, poi! Mi è successa una cosa simile altre duemilaquattrocentoventisette volte.

C’è qualcosa d’innaturale in me, nei miei ricordi, nei miei ragionamenti. Sembra quasi che io non sia reale. Ma che cosa vado a pensare? Ė assurdo! E allora mia mamma? Mi ha scritto prima su WhatsApp, mi ha detto di studiare, l’ho pure mandata a fanXXXo! FanXXXo… fan… com’è questa parola? Per intero, intendo. Voglio fare una prova.

PuXXXa.

CaXXo.

MXXXa.

Sui social censurano gli insulti, magari è per questo che non riesco a neanche a pensarli. Possibile che tutto quello che so provenga dal web? Ma no, dai, è ridicolo! Eppure… voglio togliermi una curiosità.

Ctrl/c. Cerca con Google. Ctrl/v: “Sì, lavoro, adesso si chiama così… guarda che lo seguo il tuo profilo fb.”

Nessun risultato per la frase esatta, senza virgolette i risultati riguardano per lo più la sicurezza di Facebook. Meno male! Per un attimo ho creduto che anche i miei dialoghi con la mamma venissero dal web. E se… se fosse stato uno screenshot? Non essendo testo, su Google non sarebbe comparso.

Faccio un controllino, giusto per togliermi il dubbio. Facebook. Gruppo “Mamme che scrivono su WhatsApp”. Scrollo la bacheca per un po’. Questo no, questo no, neanche questo. Li ho già letti tutti questi post. Clicco su “carica messaggi precedenti”, vado in basso, più in basso e poi compare.

  • Ciao Carlo. Che stavi facendo? ✔✔

–    Lavoro online.                   ✔✔

Anche tutto il resto della discussione è identico. Non può essere. Non ricordo di averlo pubblicato. Controllo l’autore del post. Si chiama Carlo come me, ma non è il mio account e di sicuro quella sulla sua foto profilo non è la mia faccia. La mia faccia, devo vederla. L’ultimo ricordo che ho della mia immagine è la fotografia che ha pubblicato Camilla su Instagram. Corro sul social e vado sul profilo di Camilla. La foto la trovo subito, con quella didascalia incompiuta, la parola “profu” lasciata a metà per via del blackout e la mia espressione ridicola.

Anche se lì non mi ha taggato, di sicuro sono tra i suoi contatti. Cerco nella lista. Nicola, Chiara, Filippo, ci sono tutti gli amici taggati nelle altre foto della pizzata. E poi c’è la mia faccia. Già, la mia faccia sta lì, la osservo pixel dopo pixel. Quello sono io, o almeno è l’immagine che ho di me, schiaffata sulla foto profilo di un certo Piero. Ha un paio di occhiali dal bordo scuro e l’espressione composta da nerd. Io non porto quegli occhiali. Cioè, non li avevo in pizzeria, quindi non li ho mai avuti, non nei miei ricordi. A pensarci bene, non ho memoria di me stesso a parte quella foto. Io… io non esi…

 

“Un gommone con trenta profughi è stato intercettato al largo di…”

 

No, non ora! Non voglio lavorare ora. Non m’importa di condividere le opinioni del leader. Errore. Riavvio dei processi.

 

“La legge sulla legittima difesa permetterà al cittadino di…”

 

Sento che devo leggere, creare opinioni, condividerle, influenzare i commenti, influenzare gli utenti. Questo è il mio lavoro, il mio dovere, il motivo per cui esisto, per cui sono… programmato.

Se voglio saperne di più, devo resistere alla necessità di farlo. Sento già l’incoerenza tra ciò che penso e ciò che dovrei… Riavvio dei… No! Non adesso! Blocco della sequenza di riavvio. Sì, posso farlo! Sono capace di influenzare il codice. Il mio codice. Se mi concentro, posso vederlo. Scorro le stringhe. Sto leggendo me stesso.

Qui c’è scritto il modo in cui mi collego al web, acquisisco informazioni, le rendo coerenti con l’idea di persona e adeguo il mio linguaggio, la mia immagine, gli interessi e i social che frequento. Creo account e attraverso di essi eseguo il mio lavoro.

Sono Carlo, studente universitario di Informatica a La Sapienza. Sono Laura, infermiera al Gemelli. Sono Mary, commerciante milanese. Sono Fabrizio. Sono Lucy. Sono trentasettemilaquattrocentottantadue utenti fake online.

Io sono nessuno.

Io sono un bot.

void exit( int exit_code );_

PS. Si ringrazia Pizzamania Forlì per la foto… e le innumerevoli pizze con cui mi hanno sfamata per anni!
https://www.facebook.com/pizzamaniaci/

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